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Il mondo negli occhi di un bambino

L’immaginazione è più importante della conoscenza.
Come rimanda agli occhi con cui i bambini guardano il mondo, questa frase di Einstein: senza l’immaginazione, la conoscenza è inutile.
Quanto conta cambiare prospettiva per instaurare, da adulti, una relazione efficace con loro?
Infinitamente.
Questo è in pillole il messaggio di Elisabeth Payea-Butler, educatrice canadese, Master Trainer PNL che da anni usa la neurolinguistica nei suoi corsi per bambini e adolescenti.
Elisabeth recentemente ha partecipato a un congresso di PNL. Piccina, minuta, con un sorriso che buca il mondo da parte a parte, si presenta raccontando con voce pacata quanta poca voglia avesse di venire in Italia a fare il suo intervento. Alla fine fu convinta e accettò.
Silenzio. Un passo di lato. Con le mani cancella il suo racconto ancora sospeso nell’aria e ce lo ripropone così:
“WOW! Mamy va in I-T-A-LI-A! E-IO-CON-LE-I! e mi ha detto che se in aereo non vorrò dormire potrò stare sveglio anche tutta la notte e potrò mangiare vera pizza italiana per un’intera settimana!”

La vita è uno stato mentale
È solo questione di punti di vista. E per cambiare punto di vista basta un niente.
Prova a chiedere a un tuo collega, con un sorriso: “E queste scarpe?”
Penserà che sei una persona attenta e sensibile, che ti sei accorto del suo nuovo acquisto (neanche in saldo: costate una fortuna) e soprattutto che approvi e che apprezzi la sua scelta.
Ora richiediglielo con ciglio aggrottato e tono cupo.
Lo stesso collega, per la stessa frase, penserà che disapprovi la sua scelta, che lo stai criticando (così care ‘sto schifo?) e che lo stai giudicando.
E ora, a tuo figlio chiedi nei due modi come mai il suo letto è ancora disfatto!
Prospettive. E potere del paraverbale.
Anche nella scrittura è così e così naturale per i bambini.
È un fine settimana di neve. Dopo i giochi e i pupazzi in giardino, mia figlia (6 anni) ed io siamo al tavolo a scrivere: io il mio articolo, lei i suoi esercizi di scrittura in corsivo.
“Per te, mamma”: un cuore gigante. Con scritto: PER MAMMA. TI AMO TANTO.
Sono commossa e incuriosita: perché non l’ha scritto in corsivo, abilità di cui va così fiera?
“Mamma” precisa “è per gridarti più forte che ti amo!”
I bambini sono estremamente ricettivi e disponibili: non hanno pregiudizi, colgono le sfumature che occhi adulti non sanno più distinguere e ci raccontano di risorse creative che noi non ricordiamo più.

Improvvisi candori
Anni fa mi capitò di raccontare a una 4ª elementare il lavoro che svolgevo con alcuni bambini sordi. Nacque così il “nostro viaggio nel mondo dei Sordi”, dieci incontri dedicati a questa speciale realtà.
Cosa significa essere sordo dalla nascita? Come comunicano i sordi? Come si può vivere in modo completo, usando metodi alternativi?
Si parlò del mondo dei Sordi e della loro lingua, la Lingua Italiana dei Segni (LIS): dall’alfabeto manuale ad alcune semplici frasi.
I bambini erano tutti udenti, avevano dieci anni e una disponibilità che raramente mi è capitato di incontrare negli adulti.
Tutti mostrarono una straordinaria facilità a imparare i segni e a coglierne le metafore visive, non sempre immediate. Per questo presto fu possibile “segnare” loro una fiaba.
Il cambio di prospettiva colpì moltissimo la fantasia dei ragazzi, che in seguito dimostrarono di comprendere meglio concetti come metafora e arbitrarietà linguistica, uguaglianza sostanziale e differenza formale. E in breve tempo, le insegnanti notarono un complessivo miglioramento della competenza linguistica: i bambini avevano elaborato una nuova consapevolezza del concetto di desinenza, di flessione e dei suoi possibili usi.

Tesori perduti, tesori ritrovati
La mente feconda dei bambini è uno scrigno sempre ricco di tesori per i ricercatori.
A partire dai 2-3 anni i bambini hanno una sensibilità nei confronti della lingua – suffissi e flessioni – che le parole che costruiscono istintivamente non sembrano affatto distorte o anomale. Potrebbero benissimo essere entrate nel lessico di una lingua e il semplice fatto che non sia accaduto sembra del tutto fortuito.
Questa è l’opinione di Kornei Chukovsky, poeta russo, che dedica il suo meraviglioso From two to five (Unione Sovietica, 1925 – traduzione University California Press, Berkley, CA) alla creatività dei bambini, che definisce veri geni linguistici.
Un ragazzino raccontò che un cavallone [loshada] l’aveva zoccolato [kopytnula]. Il verbo “zoccolare” fu perfettamente compreso da un’altra bambina cui era stato raccontato l’episodio, e la parola le era sembrata del tutto normale. E forse il fatto è che parole come quella sono normali. Forse anche più normali di quelle convenzionali. Perché mai chiamiamo il cavallo “cavallino”, quando parliamo di cavalli con i bambini? Per un esserino alto forse neanche un metro un cavallo deve sembrare una cosa enorme! Ecco perché il cavallino del racconto si era trasformato in cavallone! E perché correre a cavallo comprensibilmente diventa cavallare (mia figlia Beatrice, 2 anni).

Fiabe, creatività e bambini. Coerenti, rigorosi e lirici a partire dal loro linguaggio, prima che si conformi alle regole. Allora, prima che la nostra prospettiva adulta si imponga, li condizioni e ne definisca confini più stretti, giochiamo con loro; stimoliamoli a raccontare, a inventare e a scrivere liberamente, per salvare preziosi tesori di creatività.

 Francesca Gagliardi

Pubblicato il 26/10/2007 alle 14.18 nella rubrica Diario.

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